Siamo tutte prostitute?

“Vi sono delle puttane che trovano il modo di vendersi, ma non saprebbero trovare quello di darsi.”

Nicolas de Chamfort.

Non voglio fare una vera e propria recensione del film Giovane e Bella di François Ozon, voglio solo limitarmi a esprimere i miei sensi di nausea e angoscia uscendo dalla sala.

Si tratta di una ragazzina di diciassette anni appena compiuti, che dopo aver perso la verginità durante le vacanze estive (mi soffermo solo per ricordare quel momento in cui la sua immobilità ed insensibilità espressiva nell’atto sessuale spiccano nella visione di sé stessa che si osserva impercettibile e disprezzante) torna in città e comincia a prostituirsi. L’inizio del film gira intorno ai suoi incontri, e alla sua indifferenza tagliente, visibile nei suoi occhi freddi e trasparenti, malinconia che chi le sta attorno non riesce a notare. Quando, durante un incontro, l’anziano cliente muore sopraffatto dalla nudità candida e immacolata di Isabella, il suo desiderio autodistruttivo e masochista si scontra contro la distruzione altrui. Quasi istintivamente smette di prendere appuntamenti. Quando il fatto viene a galla, e la madre scopre la vita nascosta di quella figlia taciturna e scontrosa che non faceva altro che studiare, la domanda esce spontanea, perché?; ma questa madre dell’abbondanza si scaglia contro un adolescente che chiede in ginocchio dei limiti, che in realtà ha potuto trovare solo dinanzi alla morte.  Una madre che chiede “perché mi fai questo? Non vedi che mi fai male?”, non comprendendo così i suoi errori, ma incolpando la figlia “ti abbiamo dato tutto, potevi fare quello che volevi, ti ho sempre dato tutti i soldi che volevi”. Qui lo sbaglio, l’abbondanza che non riempie, ma svuota. Il troppo che stroppia. In un mondo completo e saturo, nel quale non c’è spazio per il desiderio, per il sogno, per le fantasie nascoste (la perversione è lecita fin quando resta nelle mura del nostro animo). Una madre che arriva ad avere ripugnanza e paura della propria figlia, quella bambina che non è più sua, ora che è sporca e macchiata dal peccato diventa una estranea, una minaccia.

La provocazione non é più ribellione verso le autorità, ma al contrario ribellione contro le non-autorità. Quanto è diventato difficile dire “no” ai propri figli nell’era delle tecnologie intelligenti? Quanto facile è dire “sì” ed evitare capricci, rabbie, musi e pianti? La proibizione, i limiti, le regole sono diventate così flessibili, quasi invisibili, inappropriate. Quante volte hanno scambiato un regalo, una busta di soldi, una vacanza costosa per un mucchio d’amore, amore fasullo ed effimero. Dura il tempo dello scartamento del pacco. Suo padre le inviava 500 € a natale e per il compleanno, ma lo vedeva solo una settimana all’anno. Isabelle aveva trovato rifugio nelle camere da letto degli alberghi lussuosi, o in qualche macchina costosa sui parcheggi sotterranei, la ricompensa era la stessa, ma almeno c’era un rapporto. Il mio amore ha un prezzo: ti amo quanto gli zeri che ci sono su questo assegno. Questo era l’insegnamento ricevuto. Lei lo aveva portato a un livello superiore. Non aveva bisogno di soldi, ma era fondamentale ricevere il suo compenso, il suo valore veniva dettato da quel numero. Le hanno detto “non li vali quei soldi” e accogliendo la sfida e passata ad un altro e ha chiesto di più, dimostrando di valerli tutti quei soldi. Guardava i film porno per prendere spunto, ma per lei il sesso era una routine. Ridicolo il cliente che domanda “ti voglio più vera, più naturale”, come si fa a fingere la naturalezza? In un mondo in cui il finto si avvicina sempre più al reale, al reale non resta che voler sembrare la finzione. “Quel dipinto è cosi bello, sembra una fotografia”, “Che bel fiore, è cosi perfetto che sembra finto”, “Che ragazza incantevole, sembra una bambola”. Dove si trova la frontiera tra il vivere e il fingere la vita?.

Non sono mai stata una Santa, ma a diciassette anni immaginavo che la prima volta sarebbe stata come nei film: petali di rosa, luci soffuse, candele profumate e un uomo che ti ama. In effetti la prima volta raramente va così, <<The first time sucks>>, e incolpavamo quei film romantici che ci avevano fatto credere fosse tutto più facile. Soprattutto quando si trattava di usare i preservativi, nei film va tutto liscio come l’olio, noi mortali ci mettevamo tre ore, tra capire come si mette, metterlo a rovescio, poi dritto, poi si affloscia, poi ne scarti un’altro e così via. Grazie a dio, adesso le ragazzine non lo usano neanche più, una fatica in meno!(scusate l’ironia). Ma ora, a distanza di pochi anni (se penso che sono già passati 6 anni mi sento vecchia, poi penso ho 23 anni non ho il diritto di sentirmi vecchia. Ma le generazioni saltano oceani, non fossi, e io mi sento vecchia.) le ragazzine guardano youporn per sapere come dovrebbe essere la prima volta, cercano invano di trasformarsi in prostitute per il loro compagno. Non si cerca più il principe azzurro che ti porta a cena fuori e ti accarezza dicendoti “se fa male mi fermo”, ora “la dai” perchè se non la dai tu, la dà qualcun’altra. È una corsa all’autodistruzione femminile. C’è una gran bella differenza tra una ninfomane e una ragazzina che cerca in tutti i modi di essere accettata, di essere all’altezza, di dimostrare che vale (purtroppo vogliono dimostrarlo nel campo sbagliato). Quando un uomo corteggia o fa apprezzamenti sul tuo aspetto fisico per un attimo ti senti la più bella in assoluto, senti di avere il potere, di essere forte e unica, sei il centro del mondo per qualche minuto. Il mondo è tuo, ti senti in grado di manipolare chiunque con la tua “v”, in realtà è un arma a doppio taglio. Non tutte sono pronte a gestire quel gioco viziato e rudimentale. L’uomo separa il sesso dall’amore; ama sua moglie, la sua famiglia, i suoi figli, può essere un marito presente, dolce e caritatevole, ma quando esce di casa vuole saziare i suoi bisogni, esce per farsi una puttana. Nessun sentimento, nessuna pietà, nessun legame, nessuna vergogna. Portare fuori dal focolaio familiare i suoi desideri nascosti, le sue perversioni, il sesso animalesco. La donna cerca altro, e non parlo di amore solamente, cerca risposte, cerca promesse, o punizioni, cerca ragioni, un valore, un senso. Come in questo caso, Isabelle distrugge la sua immagine pura e infantile e regala la sua anima fragile agli orchi. L’uomo cerca soddisfazione, la donna la dona. E nel farlo si svuota, perché lascia una parte di sé. Impossibile negarlo: a lei non resterà nulla, l’hanno privata delle speranze, della giovinezza. Non sarà mai capace di amare, finché lei stessa non si amerà. Alla fine della storia, Isabelle incontra la vedova, e crede ingenuamente di dover avere delle relazioni sessuali con quest’ultima. Non ci sono più limiti alla perversione, alla putrefazione del suo io. In realtà, la vedova vuole capire, vuole vedere chi c’era dietro le fantasie del suo amato, amato che non smetterà di amare, amato al quale aveva permesso di uscire dalle mura di casa per dare sfogo alle sue sensazioni più intime. E’ lecito amare così tanto da permettere l’oltraggio non solo della sua vita, ma anche di quella di altre donne? Perché le donne sono cieche dinnanzi al PROPRIO dolore?

“Tutte le donne sono prostitute”,  a mio parere non è solo un detto di paese. In ognuna di noi si cela una fantasia, un sogno erotico: fare la puttana, vendere il proprio corpo, renderlo un’oggetto da misurare e pesare, selezionato come carne da macello, ognuna di noi vorrebbe conoscere il proprio prezzo; dalla casalinga alla donna in carriera, chi più e chi meno, tutte hanno/abbiamo almeno una volta sognato di indossare calze a rete, di fare uno spogliarello, di essere possedute da più uomini, di andare con uomini sposati, di essere trattate non come principesse, ma come prostitute. Non a caso la canzone dice “prendi una donna e trattala male”. Il sesso è una pulsione, e come tale è famelica, violenta, esplosiva. Le fantasie erano rimaste per anni nascoste, intimidite, proibite, censurate nei pensieri di coloro che si domandavano “cosa gli darà lei che io non gli do?”. Ma zittivano e si consolavano da sole, tra una doccia calda e un momento di troppo in solitudine. Così finché non perdevano ogni pulsione, e le fantasie si scolorivano. Poi sono arrivate le generazioni che hanno fatto uscire quelle fantasie e le hanno messe in pratica, aggiudicandosi il premio per le più ricercate, donne che hanno cominciato a pretendere di più, legando il proprio uomo non solo al letto, ma anche alla sua anima. Donne che hanno imparato a fare la differenza, a dire ti amo facendo una carezza dolce sul viso del proprio compagno e ad afferrarlo per le spalle, un momento dopo, buttandolo sul letto e urlandoli “possiedimi”. Sono donne che si sentono complete, che non si vergognano a dire “mi piace quando mi fai questo”, donne che hanno preso coscienza del proprio corpo, e hanno fatto propria la fantasia sessuale, donne che non si sentono sporche quando giocano a fare le puttane. Che traggono piacere nel dare e nel ricevere.

Ma poi qualcosa è andata storta, qualcuna è uscita dalla carreggiata e come un treno senza meta ne destinazione sta per sbattere contro la cruda realtà. Qualcuno ha detto loro che l’adolescenza passa in fretta, che il fiore degli anni appassisce e che ciò che puoi avere a 16 anni non tornerà mai indietro. Sacrosanta verità, ma bisogna prenderla con le pinze. A sedici anni ero anche io bella-snella e sbarazzina, non avevo paura di niente e sapevo che più di uno avrebbe lasciato la paghetta sul mio comodino. Ma c’era dentro me la fantasia della prima volta, il principe azzurro ecc. Non che non avesse una voglia assurda, ma mi arrangiavo da sola, Molte donne mendicano dagli uomini qualcosa che avrebbero bisogno di darsi da sole” diceva Sherry Argov nel suo “Falli soffrire – Gli uomini preferiscono le stronze”. Intanto, sentivo che l’uomo che mi avesse voluta doveva meritarmi.

Oggi le cose sono cambiate, l’uomo che ti vuole deve ancora “meritarti”, ovvio, ma per meritarti deve offrirti di più. Chi offre di più? Come al mercato del pesce fresco, piccole-donne-che-non-crescono-ma-saltano-tappe, fresche, coi seni sodi, le pance piatte, i fianchi inespressivi perché ancora troppo infantili, si vendono come se una manciata di soldi valesse di più della tua anima stessa. Quando in realtà quel denaro è l’unica dimostrazione d’amore che conoscono. Mi vengono in mente gli scambi delle figurine tra i bambini, ora lo scambio è più diretto: si scambiano corpi. Dove i corpi sono involucri vuoti, come la pupa vuota di una farfalla che se ne è andata per sempre, ha vissuto il suo giorno di gloria nella sua splendida bellezza e coi suoi colori brillanti si è mostrata al mondo, poi verso sera è crollata su una pozzanghera di fango ed è soffocata dentro la sua arrogante credenza di superiorità. Ma ci sono le iene che aspettano affamate, approfittando di questa mancanza di amore, di questa necessità, del bisogno di ascolto, del desiderio represso di una tappa bruciata, che vola via e non ritorna in dietro.Il desiderio di morte, il desiderio di portare all’estremo, di rischiare, di affrontare la vita con la sfacciataggine e strafottenza di un malato terminale. Come se non si avesse nulla da perdere, tutto da giocare, nessun valore da salvaguardare, né progetti da realizzare, oltre alla fretta di vivere il momento, di stare dietro alla moda che corre, di inseguire i sogni altrui. Senza un futuro, non c’è un presente. Ridicola credenza di vivere come se dovessi morire domani. Vivi come se domani dovessi combattere ancora per i tuoi sogni, per le tue credenze, per un futuro migliore. La morte arriverà un giorno lontano, un giorno nel quale tu non ci sarai per presenziarlo e fino a quel giorno dovrai aver fatto tutto il possibile, non per “provarle tutte”, ma per provare con tutte le tue forze a credere in te.

Non dico che a sedici anni uno debba avere le idee chiare sulla vita, io tutt’ora non so che farò domani. Credo che sia giusto vivere esperienze forti, crescere attraverso loro, sbagliare. E’ giusto che ci siano i baci, i primi amori, il sesso insoddisfacente, i tre minuti ed è già tutto finito… Ma non è corretto che si ci sia questo salto, dal giocare con le Barbie a giocare a fare la Barbie. Plastica, oggettistica, finta, maneggiabile, insensibile, inespressiva, priva di vita. “Chi fa la puttana una volta, lo fa per tutta la vita” dice un cliente di Isabelle. Mi domando che fine faranno tutte queste ragazzine, che si vendono senza pregiudizi, senza interesse e senza scrupoli. Quale futuro? Io credo nell’amore puro, come credo che un amore puro non può durare se non si mescola con del sesso purificatore, aggressivo per scaricare le tensioni, creativo per nutrire il desiderio, egoista per aumentare la passione, altruista per amore, piacevole e pazzo per accendere il fuoco. A letto ci vogliono due giocatori, due guerrieri, il sesso dovrebbe essere una guerra, anzi un duello,  nel quale non ci siano perdenti, ma solo vincitori.

Annunci

3 thoughts on “Siamo tutte prostitute?

    • Il gioco mi sa più da infantile, da trappola, da trucchi… non è male come metafora ….anzi ognuno vive il sesso a modo suo… ma non so la guerra, la lotta a mio parere è impegno, odio e amore mescolato, sudore, fatica, soprattutto violenza… e il sesso, dal mio punto di vista, è impregnato di violenza… una violenza sana, depurativa, esorcizzante… una lotta tra corpi, che si scontrano nella speranza di possedere il tesoro altrui, di conquistarlo, di sopraffarlo… non so, cerco di pensarlo come un gioco, ma già la parola in sé mi da un senso di impurita. La guerra è leale (ovviamente prendo come esempio guerre mitiche, dove ancora non esistevano laser e mitragliatrici ), il gioco è un passatempo, uno svago… per andar in guerra devi mettere tutte le tue forze e il tuo coraggio… nel gioco sei meno impegnato… la guerra possono farla solo gli adulti, il gioco comprende soprattutto I bambini (penso sempre a un passsato ideale dove non esistevano I bambini soldato e dove la playstation e I giochi online non c’erano :)) … comunque ribadisco che il sesso è unico e soprattutto personale… ci sarà sicuramente qualcun altro che lo vede in modo ancora più diverso… grazie del tuo imput, mi hai fatto pensare di prima mattina:)

      • beh pensare in fondo è importante, è ciò che distingue l’uomo dalla lenticchia 🙂
        battute a parte, sarà che io la guerra la vedo più come contrapposizione, come lotta per un vincitore, ecco perché lo vedo più come gioco, un gioco serio, intenso, profondo appassionato, ma in fondo anche gioioso, e poi io adoro giocare, a tutto, ho mantenuto ben vivo il mio lato fanciullo 😉
        ma concordo sul come la visione del sesso sia sempre assolutamente personale, ecco perché è a volte così intenso e interessante intersecare per un po’ due visioni 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...