Patatine vs chupa-chups

Sono seduta in uno di quei tipici baretti di montagna, tutto legno e fiori finti, sguardi diffidenti e quell’odore acre misto tra vin brulé e bombardino andato a male. Come al solito, faccio delle domande sui prodotti del listino. Forse potrei sembrarvi una schizofrenica rompi coglioni, ma fidatevi lo faccio con simpatia e in modo educato (avendo io stessa lavorato a contatto con il pubblico, so che cosa urta al povero lavoratore). Nonostante ciò, con sprezzante carineria, la barista tardona mi blocca subito con un – non so, non ho mai assaggiato la crema al caffè, io metto la bustina e basta. Molto rassicurata, fiduciosa, ordino. Mentre mi gusto il mio budino al caffè, noto con piacere che la tardona in realtà è una persona dolcissima, regala con amorevolezza un biscotto pieno di panna al San Bernardo puzzolente che si dimena in mezzo alla sala. Impacciata e timidamente interrompo il loro profondo e interessante discorso per domandare dove fossero i servizi. Tutto ad un tratto la sua dolcezza si ritrasforma in acidità (ma non ti preoccupare bella tardona, io sono giovane e ho un metodo infallibile di vendetta chiamato Tripadvisor).
Risiedo al mio tavolo e osservo la gente che mi osserva come se io fossi un intruso in casa, mi sento indesiderata. Improvvisamente sento una voce squillante – avevi detto che volevi le patatine amore mio, prendi le patatine dai […] no il chupa-chups no amore, lo prendi con la mamma e il papà, con la nonna non si può; la tardona irrompe con la sua autorevolezza – e no Ismaele, niente chupa-chups, qui si possono prendere solo patatine (come chi è a dieta e dice NO alla coca cola, SI alla coca cola light. Stessa sostanza, ma con qualche tossina differenziale). Non riesco a distinguere la voce del bambino, forse non parla proprio, credo stia facendo delle espressioni con il viso, ma mi da le spalle e quindi non ne sono sicura; riesco solo a vedere questo berretto a forma di Sherk che gli copre il viso. Si capisce subito che è un bambino deciso. Avrà si e no tre anni, ha già capito chi comanda. Le signore si guardano – e si perché è pericoloso il chupa-chups […] meglio che lo prenda con il papà (a meno che in montagna i chupa-chups vengano fatti con sostante stupefacenti, non credo abbia tutti questi effetti collaterali).
Sorrido al pensiero del significato dato alla parola pericoloso, quando in mano il bambino ha una pistola e nonostante la sua giovane età sappia benissimo come maneggiarla. E’ incazzato come una belva, ma non parla, ha troppi pochi strumenti per esprimere la sua rabbia, le mancano i vocaboli, le strutture, i modi… E’ troppo difficile per lui, quindi opta per la via più semplice, quella che le hanno insegnato i grandi, quella che ha visto spesso in tivù. Vendetta, vai e prenditi quello che vuoi, come vuoi. Sadico e spietato punta la sua pistola sulla tardona e con un colpo secco la fa fuori senza pensarci. Ora tocca a lei, la sua cara nonna, che non le ha mai fatto mancare niente, ma questa volta ha esagerato “niente chupa-chups?” , non può passarla liscia. Invano risuonano le sue parole tra i muri di legno – va bene, va bene, prendi il chupa-chups... Ma è qualcosa di incorreggibile ormai, non si torna indietro. Fa fuoco. Ora non ci sono ostacoli tra lui e il chupa-chups. Nessun limite. Almeno così sembrava, avido guarda i lecca lecca sul bancone e allunga la mano; purtroppo è ancora troppo basso e non ci arriva. Allora si gira verso gli scaffali bassi, prende un pacchetto di patatine ed esce dal bar.
L’incappucciato Sherk in effetti la pistola giocattolo l’ha impuntata, ma l’ha buttata per terra con ira e odio. La tardona l’ha sgridato perché non si fanno i capricci, e le ha offerto come via-di-mezzo le caramelle di lupo Alberto. La nonna allora ha cominciato – quante ne vuoi? Una due tre? di alla nonna! vuoi anche le patatine amore? (ma prendigli la scatola, non sia mai che le venga un calo di zuccheri per strada). Per terra la pistola, immobile segno di ribellione, – Ismaele tirala su!. Lui la guarda indifferente (ma sai che cazzo me ne frega? tanto me ne comprate quante voglio! – pensa, ma non riesce a dirlo), – la prendo io Ismaele?. E fu così che la nonna raccoglie la pistola e la dà in mano al bambino. Qualche minuto dopo ritorna dentro e in silenzio compra un chupa-chups e un pacchetto di patatine.
Sparatemi vi prego.
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