La bolla del tempo

Vorrei una bolla del tempo, una specie di macchinario che registri tutti i ricordi, non gli ultimi, quelli che rimangono vividi, ma quelli antichi, polverosi e ammuffiti. Quel tipo di ricordi che solitamente si dimenticano, scaraventati su una pila di libri ingialliti in soffita o in cantina. Un ricordo inutile, un ricordo stupido, uno povero di sensazioni, e uno rubato. Quante volte è capitato di essere convinti di ricordare nei minimi dettagli una certa situazione e poi tutto ad un tratto arrivare il guasta feste a ricordarti che i tuoi ricordi non sono poi cosi affidabili. Ciò che per te era bianco, per tanti altri era nero, per altri ancora era grigio e per qualcuno arancione. Quanta rabbia, quanta amarezza nel dover arrendersi e dire “mi sbagliavo”. Più piacevole invece il “ora ricordo” dopo qualche spolverata nei meandri della memoria. Il mio ricordo è infinitissimale, e nonostante ciò c’e qualcuno che ricorda cose che io non riesco a ricordare. Momenti, parole, luoghi o sapori vissuti insieme, ma che la mia mente ha ritenuto vani o ha inconsapevolmente cancellato. All’età di quattro anni la morte mi sembrava così vicina, e la vita così corta che mi rifiutavo di guardare negli occhi i miei orsacchioti, con che coraggio li avrei poi abbandonati? Sapevo che, più prima che poi, sarebbe arrivato il giorno di dover dire addio. Non potevo assolutamente affezionarmi. Dopo qualche anno mi resi conto che in realtà il tempo passava in fretta sí, ma in un anno potevano succedere miriadi di cose. Tante da non poterle rivordare tutte. Iniziai a scrivere diari, quaderni, bigliettini … Ebbi così tanta paura di perdere anche solo un momento della mia vita che scrivevo nella agenda, ora per ora, che cosa avevo fatto, chi avevo visto, dove ero andata … Grazie a dio le descrizioni minuziose man mano diventarono solo i momenti più salienti della giornata, per trasformarsi poi in quelli del mese. Un giorno arrivò la tecnologia: facebook, instagram, Twitter e ogni mia ossessione divento ossessione universale. Ognuno di noi scriveva e fotografava ogni piccolo istante della propria vita: dalla colazione alle scarpe da corsa, dalla scrivania dell’ufficio al tag al ristorante cinese, fino ai video nel letto per dare la buona notte al mondo. Fu cosi che in realtà mi stufai di questa mania, e inizia a stancarmi di documentare ogni minuto della mia esistenza, perché nel farlo avevo perso il gusto di viverla. Vivevamo per documentare ciò che facevamo, come su un reality ci sentivamo osservati giorno e notte, seguiti, controllati, ammirati, ed ogni qualvolta ci veniva voglia di scattare una foto ricordo, beh, partivano mille paranoie: “dopo sanno dove sono” “poi vedono con chi sono”. Non avevamo più una vita privata, ma forse scritto in carattere minuto in fondo al contratto qualcosa dicevano sulla perdita di questi privilegi. La mia sensazione però era quella di non avere neanche più ricordi, cioè i miei ricordi c’erano, ma non erano più miei, erano modificati, trasformati, masticcati, scoloriti, deformati da questa grande bolla del tempo. Una bolla che ogni 31 dicembre fa un resoconto sintetico della tua vita e ti chiede: “vuoi ripercorrere i momenti più significativi del tuo 2013?” . Chi abbia deciso l’importanza, il valore di quei ricordi, non lo so con quale criterio scientifico siano arrivati a certe conclusioni . Ma io, incapace di ricordare, scorro insensibile le pagine di quest’anno e osservo da fuori i miei ricordi.

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