Confidenze

Sono laureata in lingue da un anno e mezzo. Ho fatto la babysitter per 8 anni. Da qualche settimana mi sono reinventata barista. Non è il mio mestiere. Non mi piace, come non mi piace il caffè,  le bibite gassate, i te freddi e succhi vari il vino, l’alcool e insomma qualsiasi cosa oltre al te caldo verde, l’acqua minerale e le centrifughe o spremute. E mi chiedo che cosa ci faccio io al bar?
Mi hanno dato dell’ignorante perché non sapevo quale fosse la differenza tra verdiso e verduzzo. Mi hanno ritenuta poco creativa perché non ho saputo “inventarmi un aperitivo innovativo”. Mi hanno riso dietro quando ho chiamato certi strani calici (dei quali tutt’ora non so il nome)”calici ciccioni”. Hanno cercato di farmi fessa per i prezzi perché non li conoscevo. Mi hanno pure fatto i complimenti, (non posso esserne che riconoscente) “hai un bel culo”, “metterei in disparte solo una cosa di te: le gambe”(vi lascio intendere) e altre dolci poesie. Ho avuto gli incubi di notte e ho pagato ben 70€ il mio psicanalista per raccontare il mio disgusto, la mia frustazione, la mia rabbia e tristezza, il mio rancore. Non è facile fare dolci sorrisi, e volontariato nel lasciar credere a qualche vecchietto che se fosse più giovane potrebbe… quanta amarezza nel dover far credere loro di essere i padroni del mondo perché la sanno lunga, perché io sono una “tosatea” (ragazzina). Il cliente ha sempre ragione! e mando giù. Ma ci provo con tutte le mie forze. Con volontà e tenacia mi cimento nei video di youtube su come far montare il latte. Non ci riesco, e mi sento così stupida. Una cosa così banale, posso parlarti di linguistica avanzata, ma mi metti il pentolino in mano e divento la donna che sussurrava al latte. Succede che l’altra notte, la mia prima notte, mi ritrovo dalle 20 alle 2 ad avere a che fare con gente sempre più ubriaca. Sono solida, cerco di ridere e scherzare quando qualcuno mi dice insistentemente,  fin quando non mi decido a controllare,  “ho pisciato dietro il bancone, pulisci”. Cerco di sviare i discorsi di gente sconosciuta che arriva alle 2 e mi chiede se conosco qualche pusher. Ma ormai è ora di andare a casa, fra 3 ore e mezza avrei il treno per Roma,  il treno dei desideri, per andare a fare un colloquio. Comincio a prepare ed ecco che arriva il cliente più ubriaco di tutti. Non sto qua a raccontare tutta la storia. Una solita storia da ubriachi, lui parla senza riflettere, tu cerchi di rispondere, ma non puoi far ragionare una persona ubriaca, quindi lasci passare. Ma poi lui si prende certe confidenze, niente di che, scherza, è giovane,  forse più di me. Fin quando commetti lo sbaglio di prenderti anche tu sta confidenza e le fai una domanda che lui interpreta male (data la sua situazione). Non l’avessi mai fatto, urla, grida, strilli. Mi scuso e cerco di spiegarmi “non volevo offenderti…”. Niente da fare. Non vi dico il seguito perché non ha senso. Si è offeso, forse lui con me poteva prendersi certe confidenze,  perché in fin dei conti lui sta dall’altra parte del bancone, lui può fare l’amico Fritz, le battutine, prendermi in giro e scherzare e io devo zittire, annuire e sorridere condiscendente. Questo è il lavoro da barista? O questa è la condizione della donna? Quando io parlo, lui urla. Se qualcuno (sesso dominante) le spiega le stesse cose lui zittisce e ascolta. Oppure è questa crisi, questa angoscia che ci domina, che ci rende vulnerabili, ci stende, ci denigra. Ci spezza, e ci fa tornare allo stato animale. Lottiamo per la sopravvivenza. “Cada loco con su tema” dicono da me. Sarebbe come dire “ogni pazzo ha il suo perché” e tutti noi siamo pazzi, e non si sa mai che cosa ti troverai di fronte. Quindi ora che mi trovo in treno, una signora si lamenta perché siamo tutti seduti nei nostri non-posti, “ma non cambia un emerito cazzo signora rompicazzo”, mi verrebbe da dirle. Ma sto zitta e penso “non devo far fuoriuscire la mia violenza con il primo che capita, ho i miei problemi me li tengo. Lo sfogo non deve essere esplosione, violenza, urto… ma bensì transformazione, riflessione, cambiamento, sorpasso. Io ci provo. Una altra signora starnutisce, mi rimane in bocca la “salute”, non sia mai che questa si imbestialisca e mi insulti perché mi sono presa troppe confidenze.

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